MX5 Passion Roma: Rivoluzione a San Pietro
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tipiaraldici
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Quota tipiaraldici Rispondibullet Topic: Rivoluzione a San Pietro
    Postato: 14 Mar 2013 alle 12:22

A prescindere dal "Credo" di ognuno di noi e per il quale porto e chiedo rispetto, si ha la netta sensazione che qualcosa di molto importante sia accaduto ieri oltre Tevere.
 
A dir la verità qualcosa di assai importante era già avvenuto qualche giorno fa con quel gesto umile ma di una "violenza" impressionante preludio di quello che, a mio modesto avviso, sarà un periodo di riforma molto interessante.
 
Di seguito riporto l'editoriale di Ezio Mauro apparso questa mattina sulle colonne della Repubblica, sintesi di quello che potrebbe essere il cammino del nuovo Pontefice
 
A seguire, siccome non sono una persona seria..... riporto una simpatica illustrazione....... 
 
Un Papa a sorpresa, venuto dalla fine del mondo quasi a dire basta agli intrighi e ai ricatti italiani della Curia e alla paralisi di governo che ha indebolito la vecchiaia di Benedetto XVI fino alla rinuncia. Ma un Papa che evidentemente la Chiesa preparava da tempo, se è vero che già nel 2005 Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, era uno dei due candidati forti del Conclave, sostenuto dai riformatori che poi lui stesso portò a convergere su Ratzinger, per evitare una scelta più conservatrice. Per due volte a distanza di otto anni, dunque, due Conclavi hanno elaborato la candidatura a Papa del cardinale argentino, e bisogna tener presente che nel frattempo la composizione del Sacro Collegio è cambiata per quasi il 50 per cento. La considerazione di Bergoglio è dunque alta, forte e costante nei vertici della Chiesa universale. Ma questa volta gli scandali vaticani hanno pesato in suo favore.

E hanno chiuso la porta al ritorno di un Papa italiano (cioè a Scola, il vescovo più qualificato e conosciuto) per metter fine a un sistema di potere simbolicamente impersonato dalle figure del Decano del Collegio Cardinalizio e del Camerlengo, Sodano e Bertone, che scadono con la fine della Sede Vacante. L'addio al pontificato di Ratzinger ha dunque lasciato un "segno" visibile nel Conclave. La scelta di successione a Benedetto XVI rappresenta infatti un rovesciamento geografico e culturale del potere curiale vaticano talmente evidente e simbolico da diventare un gesto politico che scuote Roma parlando al mondo. Un gesto di apertura e di speranza che chiude un'epoca e porta il Papa fuori dai Sacri Palazzi, liberandolo dal potere per sperare di ritrovarlo pastore.

Questo significato del Conclave, che ha appreso fino in fondo il "mistero" dell'impotenza coraggiosa di Ratzinger, è stato potenziato ed ampliato dalle primissime mosse del nuovo Papa, ben consapevole fin dal suo apparire sulla Loggia di San Pietro della necessità di una rottura con un mondo e un modello di potere che ha finito per imprigionare se stesso, fino a consumare la stessa azione di Ratzinger, in una sovranità infine esausta perché immobile. Bergoglio infatti nelle sue prime parole non si è mai definito Papa (cioè sovrano e Vicario di Cristo) ma vescovo, quindi pastore, e ha annunciato che il vescovo di Roma e il suo popolo cammineranno insieme.
Un richiamo quasi giovanneo, tanti anni dopo, un conferimento della maestà alla comunità cristiana, una suggestione di collegialità, in quell'invito insistito e convinto  -  prima della benedizione apostolica del Pontefice ai fedeli  -  alla preghiera della piazza e del mondo per il Papa, per non lasciarlo solo, per dargli quella forza che deriva certo da Dio per chi crede, ma anche dalla convinta e fraterna partecipazione del popolo cristiano. Mentre questa preghiera avveniva in silenzio, per la prima volta durante il rito solenne dell'Habemus Papam Jorge Bergoglio ha curvato la maestà papale verso la folla, nell'umiltà di un inchino del Sommo Pontefice che sulla Loggia non si era mai visto.

Tutto questo senza titubanze e cedimenti, ma con la sicurezza spontanea di chi si sente pronto, il sorriso di chi chiede aiuto non per timore, ma per scelta. E la prova più grande di questa umiltà personale unita all'ambizione del cambiamento viene dalla scelta del nome, che nessun Papa aveva mai osato pronunciare per sé come successore di Pietro: Francesco. Un nome che è un progetto e un vincolo per il pontificato, quasi la denuncia programmatica della necessità di un gesto estremo, un ritorno alle origini, al Vangelo, all'Annuncio, alla missione di una Chiesa disincarnata dal potere e dalle sue pompe.

Quasi un punto e a capo, nella scelta di un nome che non ha precedenti nella lunga storia del pontificato, e che suona come una promessa agli ultimi e una minaccia ai potenti. L'indicazione di un Papa che sa di dover camminare tra i lupi, che è pronto a spogliare il Vaticano dei suoi ricchi mantelli, che proverà a rinunciare alle ricchezze occulte dello Ior, che testimonierà col solo risuonare del suo nome nei Sacri Palazzi quel sogno che spinse il frate di Assisi a Roma da Innocenzo III, dopo aver avuto la visione terribile del Laterano  -  sede del Papato  -  che minacciava di crollare disfacendosi.

E' come se il Papa, già anziano nei suoi 76 anni, sentisse di non avere molto tempo di fronte all'irreparabile, la consunzione del ruolo della Chiesa attraverso gli scandali, le lotte di potere, i corvi, i peccati di Curia contro il sesto e il settimo comandamento, la rete di ricatti che da tutto ciò è cresciuta, avviluppando il visibile e l'invisibile della potestà vaticana e deturpandone il volto, come dice l'ultima drammatica denuncia di Ratzinger dopo la rinuncia. Papa Francesco potrà essere soltanto un uomo di rottura con questo viluppo di bassi poteri. Nel segno della preghiera come affidamento, della sobrietà come obbligo di coerenza coi valori di fede, della povertà come scelta. Quella croce semplice, di metallo su una veste tutta bianca era già la conferma di uno stile diverso anche per il Capo della Chiesa cattolica. In coerenza con la predicazione pratica del vescovo di Buenos Aires, ortodosso e fermo nella dottrina (la fede in Cristo come "alleanza" non solo "informativa ma performativa", perché non è un semplice annuncio, ma un cambiamento di tutta la vita), rivoluzionario nella scelta di stare dalla parte degli ultimi, dei più poveri, degli sconfitti e degli "schiavi", nella convinzione che su questo si svolgerà il Giudizio nell'ultimo giorno.

Questo avvento di pontificato che ribalta evidentemente la geopolitica eurocentrica della Chiesa, probabilmente grazie ad una convergenza su Bergoglio dei cardinali americani, avviene dunque nella scelta di un nome che è una profezia di cambiamento, come se dopo l'immediata preghiera con la piazza per Joseph Ratzinger il nuovo pontefice avesse fretta di voltare pagina. Il rinnovamento ha naturalmente un costo. Papa Francesco dovrà capire che nei suoi doveri universali c'è anche quello della piena trasparenza sui suoi rapporti con la dittatura militare argentina, sugli scandali di compromissione che lo hanno chiamato in causa come gesuita in vicende mai chiarite. Dovrà farlo per avere le mani libere. E poi, non potrà tornare indietro rispetto alla novità che rappresenta, al mondo finito che lo ha preceduto, alle necessità di rinnovamento dell'istituzione cristiana, al rapporto tra l'universalità della Chiesa e la chiusura del Vaticano. Al peso, al dovere e all'obbligo che deriva dalla scelta di chiamarsi Francesco.
 
 



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Quota Gyu71 Rispondibullet Postato: 14 Mar 2013 alle 14:04

Bel post, Sergio.

Sono tentato di aprirlo anche su MX-5 Italia.occhiolino



http://hirundomotorsport.com/tag/giulio-caneschi/
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Quota Patch87 Rispondibullet Postato: 14 Mar 2013 alle 14:10

Ahahahahahahhahah Non puoi farmi queste cose Tipi! (parlo dell'immagine)
In ufficio sono scoppiato a ridere come uno scemo...
Che figuraccia...

Modificato da Patch87 - 14 Mar 2013 alle 14:23



MX5 Highlander ...Io e te 3 metri di traverso... Ma anche sul dritto, con 1 bar di pressione, non ce la caviamo male! :-D
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Quota tabaccaio Rispondibullet Postato: 14 Mar 2013 alle 14:15

Da persona "addentro" le questioni vaticane posso dire che questo Papa riserverà molte sorprese.
Di primo acchitto noto con rammarico che la gente (soprattutto i non cattolici) ha deciso che questo sia un Papa progressista, moderno e fuori dalle caste d'oltretevere. Nulla di più errato, Papa Francesco ha nel suo curriculum si una profonda accezione di povertà ma non dimentichiamoci che è un gesuita quindi chi si aspetta una apertura verso omosessuali, contraccezione, eutanasia ed altri temi rimarrà deluso. Riguardo alla Curia Vaticana bisognerà aspettare la nomina del segretario di stato per capire se ci sarà una rivoluzione o meno...
Infine invito tutti a considerare che problabilmente il nome scelto non è un omaggio al poverello d'Assisi (come molti commentatori oggi amano dire) ma piuttosto a quel San Francesco Saverio, gesuita e Missionario che evangelizzò i popoli lontani rovando la morte in Malesya.



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Quota tipiaraldici Rispondibullet Postato: 14 Mar 2013 alle 14:44

preciso che per riforma non intendo un Papato "progressista" con posizioni di apertura su temi che sono inconciliabili con le fondamenta cristiane bensì una rivoluzione "interna" che è iniziata con piccoli gesti....l'inchino davanti alla comunità, la croce di ferro (non di oro nel pieno rispetto del "patto delle catacombe" per una Chiesa serva e povera); aspetti che mi fanno propendere per l'interpretazione "Francescana" del nome scelto.

@gyu
se lo apri di la, tempo dieci minuti e purtroppo lo chiudete.
la differenza tra i "due mondi" è la conoscenza "fisica" che abbiamo qui, ci conosciamo tutti, ci frequentiamo, conosciamo i caratteri di ognuno di noi e tutto ciò ci consente di interpretare in e con serenità ogni contributo offerto alle discussioni.
la sparata da dietro lo schermo del pc qui non è possibile....perchè al primo incontro volano scappellotti....ed in qualche caso pinte di birra con tutto il bicchiere!!!!! cool hihihi


Modificato da tipiaraldici - 14 Mar 2013 alle 14:51



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Quota tabaccaio Rispondibullet Postato: 14 Mar 2013 alle 15:29

Sergio condivido che sia un Papa fuori dalla curia e molto probabilmente (per fortuna) sarà una svolta pauperistica alla Chiesa Romana; però credo anche che sia fondamentale la scelta del segretario di Stato per capire se sarà solo l'aspetto a cambiare o anche la sostanza (vedi IOR e interessi economico/politici).
Ricordiamoci che Papa Benedetto XVI ha lasciato perchè non in grado di attuare quei profondi cambiamenti che la sua coscienza gli imponeva e che la Curia non gli ha permesso con un dossieraggio che non ha precedenti. Purtroppo la figura di Bertone negli utlimi 8 anni è stata molto più influente di quella di Ratzinger nell'amministrazione del Vaticano... l'elezione di Scola avrebbe significato la vittoria in conclave degli anti-Bertone, quella di Bergoglio invece è un compromesso che accontenta entrambe le fazioni (curia romana e progressisti) che rischia di aver cambiato tutto per non cambiare nulla.
Comunque da crddente la sua elezione farà parte di un disegno divino quindi sono molto molto fiducioso   


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Quota Brontolo Rispondibullet Postato: 14 Mar 2013 alle 16:00


ho letto molto stamattina, perchè mi ha incuriosito molto l'atteggiamento di ieri sera del nuovo papa, ma soprattutto il mio , di atteggiamento, e quindi vi riporto di seguito la lettura che da Messori sul corriere della sera.

Devo dire che la curiosità  per l'evento e il rispetto per l'istittuzione l'ha destata in me il gesto ultimo del papa tedesco, che probabilmente ho sottovalutato per 8 lunghi anni, troppo preso da quello che nel cuore della mia generazione ha rappresentato Giovanni Paolo II.

in merito all'origine del nome, anche io l'ho riferito al santo italiano...........non per la conoscenza approfondita dei segni, quanto per quell'atteggiamento di cui accennavo prima.........sarà appunto un segno?

Scelta geopolitica

Mi scuso di cominciare con un episodio personale. Ma, come si vedrà, sullo sfondo c'è un problema molto grave che riguarda la Chiesa intera e con il quale, dunque, Francesco dovrà confrontarsi in modo prioritario. Spero dunque mi sia perdonato l'apparente personalismo.

Nel mese trascorso dalla fatidica ricorrenza di Nostra Signora di Lourdes, l'11 febbraio, innumerevoli colleghi sia italiani sia stranieri mi hanno chiesto una previsione sul cardinale che i confratelli avrebbero eletto come successore di Benedetto XVI. Sempre, senza eccezione, mi sono schermito, a nessuno ho risposto, ricordando che a un cristiano non è lecito tentare di rubare il mestiere allo Spirito Santo; e rievocando episodi, vissuti di persona nella redazione dei giornali, in cui le indicazioni dei papabili da parte degli esperti erano state regolarmente smentite. Per questo motivo, pur scusandomi, non ho partecipato a quella sorta di divertissement dei colleghi del Corriere che, sorridendo, hanno indicato ciascuno una loro terna.


Ho fatto una sola eccezione al riserbo che mi era imposto con un collega - che è anche un vecchio amico e col quale ho scritto un libro sulla fede - Michele Brambilla, ora a La Stampa ma formatosi in questo nostro quotidiano e buon conoscitore dei problemi religiosi. Chiedendogli di tenere per sé la cosa, sino a Conclave concluso, gli ho proposto scherzosamente di farmi da notaio e gli ho affidato un nome, uno soltanto: Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires. L'amico collega mi ha telefonato anche ieri, sotto il diluvio di piazza San Pietro dove attendeva la fumata e mi ha ricordato quella previsione, chiedendomi se la confermavo: gli ho detto che mi sembrava di poterlo fare. Michele mi ha ricordato che Bergoglio non era tra coloro che la maggioranza dei colleghi dava come papabile: almeno in questo Conclave, mentre in quello che elesse Joseph Ratzinger pare sia stato colui che ebbe il maggior numero di voti dopo l'eletto. Ma otto anni sono passati, il cardinal Bergoglio ha ormai 76 anni, tutti attendevano un Papa nel pieno delle forze. Un limite che qualcuno aveva fissato sotto i 65 anni. Tra l'altro, sarebbe stato il primo gesuita a divenire Papa, dignità alla quale la Compagnia non ha mai mirato, secondo la raccomandazione del fondatore Ignazio. Eppure, insistetti su quella candidatura argentina.
Doti da indovino, confidenze del Paraclito, collegamenti occulti con le Sacre Stanze cardinalizie? Macché, non facciamola grossa, solo un poco di conoscenza della realtà della Chiesa attuale. Avevo infatti spiegato all'amico: «In Conclave, dove si conosce la condizione della Chiesa nel mondo intero, si potrebbe decidere per una scelta «geopolitica», come fu per Karol Wojtyla. Una scelta fortunata: non soltanto si ebbe uno dei migliori pontificati del secolo, ma si gettò nel panico la Nomenklatura dell'Unione Sovietica e di tutto l'Est che prevedeva guai, da un Papa polacco. Non sbagliava nello spaventarsi. In effetti, vennero Walesa, Solidarnosc, i cantieri Lenin di Danzica, gli scioperi operai che per la prima volta un regime comunista non osò reprimere nel sangue. Fu quella la crepa che, allargandosi, alla fine fece cadere tutti i muri dell'Impero. Ma nulla sarebbe stato possibile senza un Pontefice polacco, e di quale tempra e prestigio!, che sorvegliava e consigliava dal Vaticano». Ebbene, continuavo nel ragionamento, oggi una scelta geopolitica potrebbe rivolgersi in due direzioni: chiamare alla cattedra di Pietro il primo cinese nella storia che partecipi a un Conclave, l'arcivescovo di Hong Kong, John Tong Hon. Il panico, stavolta, non sarebbe a Mosca o a Varsavia ma a Pechino, nella capitale della superpotenza del futuro, dove il governo - non potendo estirpare i cattolici, coriacei alle persecuzioni - ha tentato di creare una Chiesa nazionale, staccata da Roma, nominando persino i vescovi. E i credenti fedeli al Papa sono ridotti alla clandestinità. Come continuare a tenerli nelle catacombe o nei lager, con uno dei loro divenuto Papa?
Ma la Chiesa non ha mai fretta, giudica secondo i tempi delle «lunghe durate», come dicono gli storici degli Annales, il turno della Cina verrà probabilmente in un prossimo Conclave allorché, come capita in tutti i regimi totalitari, il sistema comincerà il declino e sarà indebolito, pronto per il colpo di grazia. E in questo, di Conclave? In questo, pensavo, c'era spazio per un'altra scelta geopolitica e stavolta davvero urgente, anzi urgentissima, anche se in Europa non si conosce la serietà dell'evento. Succede, cioè, che la Chiesa romana sta per perdere quello che considerava il «Continente della speranza», il Continente cattolico per eccellenza nell'immaginario comune, quello grazie al quale lo spagnolo è la lingua più parlata nella Chiesa. Il Sudamerica, infatti, abbandona il cattolicesimo al ritmo di migliaia di uomini e donne ogni giorno. Ci sono cifre che tormentano gli episcopati di quelle terre: dall'inizio degli anni Ottanta ad oggi, l'America Latina ha perso quasi un quarto di fedeli. Dove vanno? Entrano nelle comunità, sette, chiesuole degli evangelicals, i pentecostali che, inviati e sostenuti da grandi finanziatori nordamericani, stanno realizzando il vecchio sogno del protestantesimo degli Usa: finirla, anche in quel Continente, con la superstizione «papista». Occorre dire che i grandi mezzi economici di cui quei missionari dispongono attirano i molti diseredati di quelle terre e li inducono a entrare in comunità dove tutti sono sorretti anche economicamente. Ma c'è pure il fatto che le teologie politiche dei decenni scorsi, predicate da preti e frati divenuti attivisti ideologici, hanno allontanato dal cattolicesimo quelle folle, desiderose di una religiosità viva, colorata, cantata, danzata. Ed è proprio in questa chiave che il pentecostalismo interpreta il cristianesimo e attira fiumane di transfughi dal cattolicesimo. Dunque, i padri del Conclave probabilmente avrebbero valutato l'urgenza di un intervento, secondo un programma proposto e gestito da Roma stessa, insediandovi come Papa uno di quel Continente.

Ma l'emorragia riguarda soprattutto il Brasile e l'America delle Ande: perché, se Papa sudamericano doveva essere, perché un argentino, un arcivescovo di un Paese meno toccato dalla fuga verso le sette? Probabilmente ha giocato il fatto che il cardinal Bergoglio (a parte l'alta qualità dell'uomo, la preparazione teologica, l'esperienza) è al contempo iberoamericano ed europeo. La sua è una famiglia di immigrati recenti dall'astigiano, l'italiano è la sua seconda lingua materna: poiché per la Chiesa non sono urgenti solo i problemi di oltreatlantico ma anche quelli di un riordino energico della Curia, occorreva un uomo che sapesse fronteggiare certe situazioni vaticane. Insomma, non una predizione la mia, un semplice ragionamento. Molti altri ragionamenti saranno necessari, a cominciare dalla scelta del nome, Francesco, inedito nella storia del papato. Ma l'ora è tarda, il tempo stringe. Ci sarà tempo per riprendere il discorso.



Modificato da Brontolo - 14 Mar 2013 alle 16:08



Ci sono solo due giorni all'anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l'altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere.Dalai Lama
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Quota Gyu71 Rispondibullet Postato: 14 Mar 2013 alle 19:01

Postato originariamente da tipiaraldici

 

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Vero...

...è il bello delle "comunità locali".
Ovviamente in un forum nazionale dove
si conoscono di persona solo il 2% degli utenti,
le cose sono un po' diverse.occhiolino

Comunque anticipo che dall'ultima riunione generale
fatta pochissimi giorni fa, abbiamo deciso di "cambiare regime"
lasciando un po' più di spazio e libertà, specialmente nella sezione
"Perditempo".

Ovviamente le infrazioni gravi (offese, imprecazioni, pornografia, ecc...)
saranno sempre sanzionate, ma in linea generale vogliamo cercare
di lasciar più liberi gli utenti nel discutere qualsiasi argomento, se questi
si mantengono in una linea decorosa ed accettabile per chiunque.

Scusate OT.smile2

Per tornare in topic, seguo questa interessantissima discussione. pollicesu



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eekeekeekeekeekeek
 ammazza che mal dè testa!!!
meaculpa



prima o poi....
te cè mando!!
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